Richard Keppel Craven (Coombe Abbey, 1 giugno 1779 – Napoli, 24 giugno 1851), figlio del barone di Craven e della figlia del conte di Berkeley, dopo li studi alla Harrow School, nel 1806 si trasferì insieme alla madre a Napoli, per poi stabilirsi vicino Salerno, dove acquistò un convento che divenne mèta per letterati e viaggiatori inglesi.
Il giovane si dedicò interamente alle sue passioni: le antichità, la storia, il disegno e i viaggi, passioni che affiorano in opere come Italian Scenes: Series of interesting delineations of remarkable views and of celebrated remains of antiquity (1825) e Excursions in the Abruzzi and Northern Provinces of Naples (1838).
È però con Il viaggio nelle province meridionali del Regno di Napoli (1821) che queste inclinazioni trovano la loro piena espressione, certamente una delle opere più ricche e importanti della letteratura di viaggio sul meridione d’Italia.
Un quadro reso ancora più efficace dalla cultura e dalla notevole capacità di osservazione di Craven, il quale, ha altresì il merito di avere seguito itinerari spesso trascurati, in un viaggio attraverso Campania, Basilicata, Puglia e Calabria.
Tra impressioni suscitate dal paesaggio e riferimenti alla memoria mitica del luogo, tra attente riflessioni sulle condizioni socioeconomiche e vivaci e osservazioni sui costumi degli abitanti, il libro di Craven ci offre un vivido spaccato sulla vita economica e comunitaria della Scilla del primo ottocento; mostrando come il paese non sia solo il luogo di quelle aspre bellezze naturali che nel tempo hanno generato le antiche leggende che l’hanno fissata nell’immaginario collettivo, ma anche una comunità ospitale, laboriosa e profondamente legata alle proprie risorse.
La pesca e il mare sono il cuore dell’economia locale: gli uomini sono abili marinai e pescatori, e il pesce spada, è una risorsa preziosa che da tempi immemori sostiene il sostentamento della popolazione.
Al tempo stesso, la lavorazione della seta coinvolge le donne, animando case e giardini con un’attività che è fonte di reddito e orgoglio, fulcro dei commerci marittimi della marineria di Scilla
Questo legame tra territorio, attività economiche e vita quotidiana rende Scilla un esempio di equilibrio tra ambiente naturale e attività umane: la comunità vive del mare e della terra, mantenendo tradizioni antiche che definiscono la sua identità.

“Da nord seguii la spiaggia, […] fino al villaggio di Favazzina, […] dove poi la strada sale di nuovo il fianco della montagna per giungere a Scilla, che si presenta alla vista nella maniera più pittoresca.
E costruita a terrazze che partono dalla spiaggia ai lati di un promontorio abbellito e rafforzato da un castello che si erge sulla sua cima. Questo un tempo era l’abitazione del principe di Scilla.
Adesso è una moderna fortezza occupata da una piccola guarnigione.
Sotto questo promontorio a picco, un’altra roccia, più bassa, estende le sue masse fantastiche verso la costa della Sicilia e può, quando è sferzata dalle onde spumose, presentare un aspetto minaccioso per i piccoli vascelli che si avventurano troppo vicino.
Ma circondata com’era da innumerevoli barche da pesca, raramente sollevate dalle gentili ondulazioni di un mare perfettamente trasparente, presentava un aspetto imponente nella generale bellezza dello scenario. Sarebbe inutile indagare sulle cause che hanno spogliato questa celebrata roccia di tutti i suoi elementi di terrore.
Tra queste, i soli ricorrenti terremoti giustificherebbero sufficientemente le alterazioni delle sue forme, le quali potrebbero avere diminuito i pericoli che una volta rappresentava per i naviganti,
Se la moderna Scilla si erge sul sito di quella antica, Cariddi deve avere necessariamente mutato la propria posizione, adesso proprio fuori dal porto di Messina, a circa quattordici miglia.
Io sono più propenso a ritenere che Capo Peloro, adesso Punta Faro, si trovasse più verso nord-est.
Perciò, essendo Scilla proprio all’ingresso e nella parte più stretta, il passaggio era estremamente pericoloso quando c’era maltempo.
Durante l’estate generalmente spira nello Stretto una forte brezza e il mare è molto agitato.
Queste circostanze e le variazioni delle tante correnti vicino al capo avranno costituito i pericoli per le navi che cercavano di evitare quelli dei lidi calabresi virando troppo vicino al punto opposto.
Le case di Scilla sono ben costruite ma il terreno è molto sdrucciolevole per i cavalli e mi costrinse a smontare di sella mentre percorrevo le strade tortuose che conducono nella parte alta del paese, dove trovai l’unica stalla.
I suoi cinquemila abitanti sono rimarchevoli per il buon aspetto, pulizia e laboriosità.
Gli uomini sono dei buoni marinai, dediti principalmente alla pesca o alla lavorazione della seta, e le varie occupazioni in cui sono impegnate le donne per quanto riguarda questo prodotto, conferiscono un aspetto animato e pittoresco a tutte le abitazioni di questa costa, dove la seta è la principale fonte di reddito.
Non è raro vedere caldaie e incannatoi sotto un’arcata di rose, e quasi tutte le entrate dei giardini sono ombreggiate da viti, mentre animati gruppi di belle ragazze spargono nell’aria canti selvaggi e armonici, uguali a tutti quelli del Sud e dell’Europa. Inoltre, non ho mai visto nessuna città così ben provvista di fontane come Scilla, dove ce n’è una ogni pochi metri.
Mentre i miei cavalli riposavano, fui gentilmente ricevuto nella casa dell’agente del principe di Scilla, la cui moglie, in meno di dieci minuti, mi mise davanti un pasto reso più appetitoso della fatica e dal caldo.
Era composto da uova, maccheroni e pescespada, mandorle fresche, anguria, ciliegie, fragole e accompagnato da un eccellente vino ghiacciato con la neve dell’Aspromonte.
Il pescespada, chiamato xiphios dai greci, viene pescato in grande quantità, come ai tempi di Strabone, il quale ci ha lasciato una descrizione della sua pesca che potrebbe corrispondere a quella attuale.
La sua carne è simile a quella dello storione, ma è più secca; come il tonno, le diversi parti variano di sapore e perciò sono tenute in diversa considerazione.
Tra i molti tremendi effetti prodotti dal terremoto del 1783, non c’è uno così terribile e spaventoso come quello che causò la morte delle quattromila persone che si erano riunite insieme al suo principe nell’ora del pericolo come intorno a un padre e un protettore.[…] La scossa che il s febbraio colpì tutta questa parte della costa calabrese fu estremamente tragica per la città di Scilla e rase al suolo la maggior parte delle case situate nella parte alta del paese.”

Giuseppe Ribuffo