Tra i luoghi più antichi del Castello oggi visitabili, questo ambiente sotterraneo costituisce parte di ciò che fu l’antico Monastero fortificato di San Pancrazio, eretto sullo scoglio di Scilla nel IX secolo dai monaci Basiliani.
Giunti dal levante greco, questi uomini di fede furono i precursori del monachesimo benedettino, fondato sul motto ora et labora, conducendo una vita scandita dal ritmo silenzioso della preghiera ascetica e dal lavoro quotidiano.
Proprio qui, in questo ambiente raccolto, silenzioso e isolato, i monaci si riunivano per raccogliersi in preghiera, lontani dal mondo e dalle sue distrazioni.
Si tratta di un ambiente di modeste dimensioni e di forma quadrangolare situato al di sotto dell’attuale piano di calpestio, a cui si accede attraverso una piccola scalinata in pietra; una piccola finestra si apre sull’unica parete non interrata, quella rivolta ad est, che garantiva illuminazione e ventilazione.
In origine l’ambiente era sormontato da altre costruzioni, anch’esse parte del Monastero, andate perdute nel corso dei secoli a causa dei terremoti che hanno funestato questa terra.
La parte più interessante ed evocativa di questo luogo è, senza dubbio, il pavimento.
Composto da una geometria ordinata di mattoncini disposti a formare quadrati attorno a ciottoli in pietra granitica raccolti sul posto; i mattoncini stessi furono cotti dai monaci nelle piccole fornaci che all’epoca si trovavano all’interno del Castello.
La cosa straordinaria è, dunque, che il pavimento in questione è quello risalente alla struttura originaria del Monastero e quindi al IX secolo, giunto fino a noi perfettamente conservato, camminare su di esso significa camminare su più di mille anni di storia.
La stanza venne riportata alla luce e restaurata durante la campagna di scavi effettuata a metà degli anni ’80 del secolo scorso.
Dott. Rocco Panuccio


