Edward Lear (Highgate, Londra, 1812 – Sanremo, 1888) è stato illustratore, artista, musicista e scrittore inglese, autore di numerosi diari di viaggio, ricordato per il suo talento naturale per il disegno.
Lavorò per la Zoological Society e per il British Museum. La sua arte fu apprezzata dalla famiglia reale inglese, tanto da diventare maestro di disegno della regina Vittoria.
Compì viaggi in regioni allora considerate esotiche, come Grecia, Albania, le isole dello Ionio e la Corsica, pubblicando diari arricchiti da splendide illustrazioni.
Lear è ricordato anche per la sua vasta produzione di limerick, cioè versetti umoristici “nonsense”, raccolti nell’opera A Book of Nonsense (1846), e per i suoi scritti di botanica e alfabeti “nonsense”, che nel 1870 riunì nel libro Nonsense Songs, Stories, Botany and Alphabets.
Come pittore naturalista, pubblicò un’opera zoologica illustrata dedicata ai pappagalli: Illustrations of the family of Psittacidae or Parrots.
Verso la fine degli anni ’30 dell’Ottocento si trasferì a Roma, da cui cominciò a viaggiare per l’Italia.
Nel 1847, dopo aver visitato la Sicilia, Lear da Messina raggiunse in nave la Calabria, compiendo un percorso attraverso la Calabria Ulteriore II (corrispondente all’odierna provincia di Reggio Calabria).
La spedizione, a piedi, durò dal 25 luglio al 5 settembre e lo condusse, insieme all’amico John Proby e sotto la guida locale di Ciccio e del suo asino, da una costa all’altra.
Risalendo la costa ionica, Lear completò un percorso ad anello che, discendendo la costa tirrenica lungo la strada costiera nell’agosto 1847, lo portò a Scilla, dove si trattenne per due giorni.
L’incontro con Scilla lo colpì profondamente: rimase affascinato dai luoghi carichi di storia e dai panorami suggestivi, che impegnarono la sua matita quasi per tutto il tempo del soggiorno.
Le sue memorie furono raccolte in Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria (“Diario di un viaggio a piedi”), che rappresenta uno dei resoconti di viaggio illustrati più belli mai prodotti. Nella sua opera, Lear restituisce con efficace realismo paesaggi di grande suggestione, ritratti con ricchezza di dettagli in incisioni basate su schizzi o acquerelli realizzati durante la sua permanenza in città, e racconta scene di vita di una Scilla immersa nel contesto storico del Risorgimento.
Le insurrezioni che presto sfociarono nei moti rivoluzionari che interessarono il Regno di Napoli nel 1847 costrinsero Lear a interrompere il viaggio, impedendogli di visitare le restanti province calabre.

27 agosto 1847

“C’è una buona strada lungo tutta la costa, che ci ha spinto a mandare “Dighi-doghi-dà” a Scilla, e, mentre procedevamo, ogni tanto ci intrattenevamo facendo disegni, fino a che siamo arrivati a quella città verso mezzogiorno, e abbiamo trovato una locanda molto pulita alla riva del mare, proprio vicino alla più pittoresca rocca e al castello.
Scilla è una delle più belle scene di questa costa, le sue bianche case e la massiccia rocca munita di un castello si sporgono come un nobile rilievo contro il blu scuro delle onde marine; mentre le isole Lipari e Stromboli, con il Faro di Messina, formano uno sfondo bellissimo.[…] L’esplorazione e il disegno di Scilla ha occupato tutto il giorno; ma alla fine di esso, a dispetto della favorevole apparenza della nostra locanda, non potevamo avere nulla da mangiare, a parte una vecchia gallina che non era possibile tagliare con coltello e forchetta, indovinando da questo brutto cibo e dai complimenti dell’oste che il conto sarebbe stato proporzionalmente alto.”

28 agosto 1847

“Un gruppo di numerosi osservatori ci ha circondato mentre disegnavamo il castello questa mattina. “Queste”, disse un vecchio uomo mentre eravamo molto occupati, “queste sono tutte persone scelte dal loro governo per raccogliere notizie del Regno nostro”; una asserzione ridicola per gli Inglesi ma non così
assurda come può sembrare, se si riflette che la conquista di molti paesi da parte di altri è stata preceduta da osservazioni e ricerche individuali.
Durante la mattina abbiamo preso una barca per andare alle rocce di Scilla, che apparivano veramente magnifiche, elevandosi sopra la bollente corrente di spumosa acqua blu scura.
Ma era troppo movimentato il mare, per un marinaio cosi cattivo come me, per permettermi di disegnare, cosi siamo ritornati alla locanda, dove, al momento della nostra partenza prima di mezzogiorno, c’è stata una grande discussione sul conto: ci furono chiesti dodici ducati, che gradualmente abbiamo ridotto a due, prima di aver lasciato Scilla.”

Giuseppe Ribuffo