La chiesa Matrice affonda le sue origini storiche agli albori stessi del Cristianesimo. Scilla, infatti, si unì subito a Reggio dopo che i reggini furono convertiti al Cristianesimo da San Paolo grazie alla sua predicazione.
La tradizione vuole che l’Apostolo delle Genti sbarcò a Reggio il 21 maggio dell’anno 61 d.C. dando vita alla prima comunità cristiana in terra italica.
Nata di rito greco, fu originariamente dedicata alla Vergine Odigitria, titolo ampiamente usato in epoca bizantina e traducibile come Colei che indica la Via.
Tuttavia, già dal 5 aprile del 1595, data d’inizio della prima Visita Pastorale dell’allora Arcivescovo di Reggio, Monsignor Annibale D’Afflitto, la chiesa Matrice risulta dedicata alla Beata Vergine della
Concezione la cui icona antica, di legno, dorata, troneggiava sull’altare maggiore. A seguito dei diversi terremoti, in particolare quello rovinoso del 1599, la stabilità strutturale dell’edificio venne compromessa irreparabilmente e si rese necessaria la totale ricostruzione.
Fu così che anche su impulso dell’Arcivescovo D’Afflitto, desideroso che gli edifici sacri rispecchiassero nella composizione strutturale il rito latino, iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa.
Finanziata dalla Principessa Giovanna Ruffo e dall’Università (Comune) di Scilla con la collaborazione gratuita degli scillesi nel trasporto dei materiali, a metà del XVII secolo sorse la più bella chiesa mai realizzata in Calabria! Questo novello edificio sacro, dello stile di quel secolo, era a croce latina e divisa in tre navate. Quella di mezzo era separata dalle laterali da sedici grosse colonne in marmo di Carrara. Il sovrapposto cornicione era anch’esso di marmo.
Nel centro poi della crociera s’innalzava una bellissima cupola. Nelle due navate laterali, tre altari per lato e in fondo a quella centrale il maestoso altare Maggiore sormontato da una scultura in marmo della Vergine Maria con ai due lati altrettanti angeli, dello stesso materiale, genuflessi in atto di venerazione.
Questo edificio rimase in piedi in tutto il suo splendore fino al 5 febbraio del 1783, data del terribile terremoto che provocò, fra gli altri, il crollo del meraviglioso Tempio.
Ricostruita, nel 1813, in piena occupazione francese, venne demolita per ordine del generale Manhes. Il suolo fu utilizzato per collocare una batteria di cannoni.
Nel 1816, con il contributo dei fedeli e del Comune, venne realizzata una chiesa interamente in legno. Finalmente, nel 1825 iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo edificio, che venne inaugurato nel 1868 e rimase intatto, in tutto il suo splendore, fino al terremoto del 16 novembre del 1894.
Le scosse provocarono il crollo della parte alta dei due campanili in facciata e il crollo delle quattro cupolette che costituivano il tetto dell’edificio.
Con i lavori di restauro i campanili vennero ribassati e il tetto venne ricostruito in legno.
Ai primi del ‘900 fu dipinta e affrescata artisticamente a iniziativa del Canonico Giovanni Minasi dal rinomato prof. Capri della scuola napoletana.
La nefasta alba del 28 dicembre 1908, però, segnò la distruzione della chiesa.
Le scosse provocarono il crollo delle pareti, della parte alta della facciata e dei campanili. Rimase in piedi solo il presbiterio. Fu riparata con strutture di legno alle pareti e la copertura venne realizzata a lamiere. Ormai deteriorata, si procedette alla sua ricostruzione per volere dell’allora Arciprete Santo Bergamo.
La Commissione Pontificia Centrale per l’Arte Sacra segnalò, il 23 gennaio 1948, l’architetto romano Francesco Leone. La struttura venne demolita completamente e, con essa, anche l’antica cripta.
Il 14 giugno del 1958, con una cerimonia solenne alla presenza dell’Arcivescovo, Mons. Giovanni Ferro e delle principali autorità civili e militari, venne posta la prima pietra. Non del tutto completata, la chiesa venne riaperta al culto l’8 dicembre 1964 e consacrata da Mons. Santo Bergamo, l’1 febbraio 1970.
La Mensa Eucaristica venne realizzata utilizzando il paliotto e i pannelli laterali di quello che fu l’altare maggiore del distrutto convento dei Padri Osservanti. Un vero gioiello della tarsia marmorea del XVII secolo. La chiesa era completamente spoglia, priva di qualsiasi decorazione artistica.
Nella metà degli anni ’80 venne realizzato a copertura della parete del presbiterio un grande mosaico raffigurante la Vergine Maria e a metà anni ’90 iniziarono i lavori di abbellimento artistico.
L’arciprete del tempo, don Mimmo Marturano, sfruttando l’impianto basilicale dell’edificio, optò per uno stile che riecheggiava il romanico. A tre navate, la centrale è divisa dalle laterali da colonne romaniche con due lesene avanti e dietro e due semicolonne ai laterali.
Le ampie aperture dei matronei nel transetto sono chiuse a trifore. Il tetto della navata centrale è rivestito interamente in legno.
Sul presbiterio i pilastri sono ornati con le icone dei Santi venerati a Scilla e con ornamenti simbolici.
Le basi sono rivestite di marmi istoriati che richiamano i pilastrini dell’altare, in modo da formare come un baldacchino su di esso.Nella parete della navata sinistra sono racchiusi all’interno di cinque trifore le quindici stazioni della Via Crucis.L’ingresso è diviso in tre ambienti da tre arcate e due ambienti che richiamano le trifore del transetto.
Nell’ambiente di sinistra c’è la cappella della penitenza arricchita dalle antiche statue del Cristo in Croce, Cristo Morto e dell’Addolorata che vengono portate in processione il Venerdì Santo.
Nell’ambiente centrale le due grandi acquasantiere in marmo a forma di conchiglia appartenute all’antico tempio. Nell’ambiente di destra è collocata la statua marmorea dell’Immacolata.
In origine posta sull’altare maggiore, tale pregevole opera venne commissionata dalla Principessa Maria Ruffo all’artista spagnolo residente a Napoli Giovan Battista Ortega, nel 1608.
La statua poggia sulla colonna che fu la base dell’antico pulpito marmoreo.
Al suo fianco, poggiante su marmi antichi restaurati, è posto uno dei due antichi angeli originariamente collocati a destra e a sinistra della Vergine Maria sull’antico altare maggiore.
La Cappella del Ss. Sacramento si rifà, stilisticamente, alla cripta bizantina che, secondo le notizie storiche, servì come prima chiesa per la comunità scillese.
Al suo interno è collocata la Madonna della Porta (Vergine Odigitria) che apparteneva a quell’edificio e che risale al XV secolo. L’altare e il Tabernacolo sono composti da marmi antichi restaurati.
Dottor Rocco Panuccio


