Alessandro Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873), scrittore, poeta e drammaturgo italiano tra i maggiori della letteratura, scrisse I promessi sposi (1842), considerata uno dei massimi capolavori della letteratura italiana. L’opera, assunta a modello anche per l’uso di una lingua nazionale, rappresenta il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana.
Accanto alla scrittura degli Inni Sacri (1816), delle tragedie Il conte di Carmagnola (1819) e Adelchi (1822) e delle odi civili, spicca Marzo 1821 (1848).
Questa celebre ode, appartenente alla fase poetica manzoniana di ispirazione civile e patriottica, fu scritta in appena tre giorni, tra il 15 e il 17 marzo 1821, sull’onda dell’entusiasmo generato dai moti carbonari di Torino del marzo 1821.
In quell’anno, Vittorio Emanuele I abdicò il 13 marzo, lasciando il trono al fratello Carlo Felice. Poiché questi si trovava a Modena, la reggenza provvisoria fu assunta da Carlo Alberto, che il giorno successivo concesse la Costituzione.
I patrioti esultarono, e il passaggio del Ticino da parte dei Savoia sembrava imminente, con la prospettiva di liberare il Lombardo-Veneto dal dominio austriaco.
Tuttavia, Carlo Alberto tolse l’appoggio ai moti piemontesi, troncando sul nascere l’illusione che le forze liberatrici potessero unirsi per liberare il Nord Italia dal dominio straniero.
Manzoni, nella sua ode, immagina che l’esercito liberatore abbia già varcato il confine e rappresenta lo stato d’animo dei piemontesi, la loro volontà di liberare non solo la Lombardia, ma l’intera Italia oppressa.
Fin dalle prime strofe, il poeta utilizza potenti riferimenti geografici e simbolici volte a legittimare le lotte del Risorgimento italiano: si carica, dunque, di intensa forza evocativa il riferimento a Scilla, richiamata dal poeta, insieme al Moncenisio, come limite estremo del territorio nazionale, per il profondo e riconosciuto valore simbolico che la città è il suo mito da sempre rivestono nell’immaginario del mondo classico e della civiltà mediterranea. Il riferimento mitologico e geografico a Scilla contribuisce dunque a sottolineare la solennità e la sacralità del territorio in cui è radicato il sentimento d’appartenenza ad un comune sentire Italiano, nonostante la mancata unità politica dovuta alle tante dominazioni straniere a cui la penisola è assoggettata. si carica, dunque, di intensa forza evocativa il riferimento a Scilla, richiamata dal poeta, insieme al Moncenisio, come limite estremo del territorio nazionale, per il profondo e riconosciuto valore simbolico che la città è il suo mito da sempre rivestono nell’immaginario del mondo classico e della civiltà mediterranea.
“O stranieri, nel proprio retaggio
torna Italia e il suo suolo riprende;
o stranieri, strappate le tende
sa una terra che madre non v’è.
Non vedete che tutta si scote,
dal Cenisio alla balza di Scilla?
Non sentite che infida vacilla?
sotto il peso de’ barbari piè?
O stranieri! sui vostri stendardi
sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;
un giudizio da voi proferito
v’accompagna a l’iniqua tenzon;
voi che a stormo gridaste in quei giorni:
Dio rigetta la forza straniera;
ogni gente sia libera e pèra
della spada l’iniqua ragion.”
In questo passo di Marzo 1821, il poeta si rivolge direttamente agli stranieri che occupano l’Italia con un tono acceso e solenne.
Li invita ad andarsene, perché l’Italia deve tornare padrona della propria terra, del proprio “retaggio”, cioè della sua eredità storica e morale.
Sottolinea che l’Italia non è la loro madre, quindi non hanno alcun diritto di restare.
L’intero Paese è scosso da un desiderio di libertà e sta reagendo contro l’oppressione.
Quando Manzoni dice: “Non vedete che tutta si scote, dal Cenisio alla balza di Scilla?”, vuole far capire che la ribellione coinvolge tutta la penisola, da nord a sud.
Il Cenisio rappresenta il confine alpino settentrionale, mentre la “balza di Scilla” indica l’estremo sud dell’Italia.
Parafrasando quel verso si può dire: non vi accorgete che l’Italia intera è in fermento, dalle Alpi fino alle rocce di Scilla?
La nomina di Scilla è importante perché richiama proprio il punto più meridionale della penisola, facendo emergere con forza l’idea di un popolo unito nella stessa volontà di liberazione.
Giuseppe Ribuffo


