Le origini dell’attuale chiesa di San Giuseppe risalgono al 10 luglio 1619 quando D. Maria Ruffo, attraverso un atto notarile stipulato a Napoli, si impegnò a far costruire un Convento da destinare ai Chierici Regolari Ministri degli Infermi, detti anche Padri Camilliani, dal nome del fondatore San Camillo de Lellis, o Crociferi, per via della croce rossa cucita sul petto dell’abito talare nero e del voto di assistere i malati anche a costo di venirne mortalmente contagiati.
Con istrumento del 10 aprile 1641, per volontà di D. Giovanna Ruffo, si costruì il Convento.
La zona scelta fu l’estremità nord del quartiere Chianalea, nel luogo di una preesistente chiesetta di epoca bizantina dedicata a Maria SS. Annunziata.
L’antica chiesa, ingrandita, divenne la Cappella del Convento e a essa fu aggiunto un porticato aperto coperto con un sistema di volte a crociera.
Nel piano superiore vennero costruite le celle dei chierici e una loggia. Dal resoconto di una visita pastorale del 13 giugno 1692 risulta che la chiesa possedeva tre altari: il maggiore, sul quale troneggiava un’icona raffigurante Maria SS. Annunziata, e due laterali dedicati uno al Crocifisso e l’altro alla Madonna di Porto Salvo.
Nella prima metà del XVIII secolo, il sacerdote Giuseppe Bova, medico e dotto nato a Scilla il 24 gennaio 1697, introdusse il culto a San Giuseppe e fece realizzare all’interno della chiesa dell’Annunziata un altare laterale, al di sopra del quale venne collocato un mezzobusto raffigurante il Santo.
Il sacerdote morì per via dei crolli causati dal sisma del 1783 e venne sepolto, come da sua volontà, all’interno della chiesa, accanto all’altare del Santo Patriarca.
Alla chiesa dell’Annunziata fece capo la Confraternita di Santa Maria di Porto Salvo che, nella seconda metà del XVIII secolo, fece edificare la chiesa con lo stesso titolo al centro del quartiere.
Venne quindi traslato nella nuova chiesa il dipinto della Vergine tra i Santi Cosma e Damiano, mentre il suo posto sull’altare laterale della chiesa dell’Annunziata fu occupato da un dipinto raffigurante San Camillo. Il Convento venne danneggiato per circa un terzo dal terremoto del 1783.
Riparato, a metà del XIX secolo iniziarono i lavori per la costruzione della ferrovia, che modificarono radicalmente l’aspetto della parte settentrionale del quartiere.
Gran parte del convento venne demolita lasciando in piedi solo la chiesa. I danni subiti dal terremoto del 1908 furono concentrati nella parte alta della struttura.
Realizzato il tetto interamente in legno, le pareti vennero intonacate grossolanamente in cemento e vennero realizzate due finestre rettangolari nella parete di sinistra, mentre quella di destra era priva di aperture. Sullo sfondo si trovava l’altare maggiore, la cui parte sottostante, escluso il Tabernacolo, era stata realizzata in cemento e calce, mentre la parte superiore era interamente in legno.
La lavorazione di quest’ultima venne eseguita dal falegname scillese Rocco Paladino, detto “Mastranza”, e dal figlio, anch’esso di nome Rocco, mentre le decorazioni dall’artista scillese Serafino De Franco.
La parte soprastante dell’altare maggiore rappresentava l’opera più importante della chiesa.
Era composta da quattro vani laterali, due a destra e due a sinistra, separati da piccole paraste e sormontati da angeli dipinti su sagoma lignea che reggevano dei festoni con scritte riguardanti la figura di San Giuseppe e al cui interno erano collocati altrettanti piccoli lampadari e, al di sotto, quattro lanterne luminose, il cui stile echeggiava il gotico, anch’esse in legno.
Al centro vi era la nicchia principale che, a forma di cupoletta sormontata dalla croce, racchiudeva al suo interno un’antica stampa ovale raffigurante il santo Patriarca.
Nel 1996 iniziano i lavori di restauro e rifacimento artistico dell’interno dell’edificio.
Questi, molto sapientemente, puntarono al recupero delle originarie forme architettoniche.
Ricomparvero le linee originarie, ossia archi e lesene in mattoni, intervallate da paraste anch’esse in mattoni che reggevano il cornicione.
Vennero scoperti i resti della preesistente chiesetta bizantina e ritrovati i resti mortali del sacerdote Giuseppe Bova, confermando quanto il canonico Giovanni Minasi aveva lasciato nei suoi scritti. Riemerse altresì l’antico stemma marmoreo dei Padri Crociferi.
La parte anteriore dell’edificio è costituita dall’unica testimonianza rimasta dell’antico porticato collegato al Convento. Bellissimo il portale in pietra tufacea che introduce all’aula liturgica.
Presenta due colonne tortili, intrecciate da fusti erbacei, con capitelli corinzi e, ai lati, due angeli che indicano l’ingresso.La chiesa, ribattezzata dalla devozione popolare di San Giuseppe, è a navata unica. La parete sinistra è composta da cinque paraste in mattoni con basi e capitelli in tufo intervallati da due grandi nicchie all’interno delle quali sono collocate altrettante finestrelle ovali contornate da mattoni e da una piccola nicchia centrale con volta in mattoni.
La parete destra ha le stesse caratteristiche della sinistra ma presenta più elementi architettonici.
Al di sopra della piccola nicchia centrale ve n’è un’altra dalle dimensioni superiori che, dalla base tufacea e completamente contornata da due file di mattoni, custodisce al suo interno una statua in cartapesta del XVIII secolo raffigurante la Vergine Immacolata.
Nella grande nicchia anteriore, poi, oltre alla finestrella ovale, è presente un’altra nicchia contornata da decorazioni geometriche in tufo che custodisce un’antica statua lignea della Madonna del Carmine.
Il tetto è interamente in legno mentre il pavimento è composto da lastre in pietra di Modica sistemate a rombi con tre aperture che consentono di ammirare gli ambienti sottostanti.
Nella parte anteriore della parete sinistra, una lapide in pietra indica la presenza delle ossa del sacerdote Bova. Al centro del presbiterio è collocata la Mensa Eucaristica.
Il paliotto, coerentemente col titolo originario della chiesa, raffigura in altorilievo l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria mentre il pannello posteriore lo stemma dei Padri Crociferi.
A sinistra del presbiterio una base marmorea rialzata regge la cattedra del celebrante mentre a destra una nicchia custodisce la statua in tela gessata di San Giuseppe realizzata nel 1750 dal Can. Giuseppe Ingigneri su commissione dei fratelli Giacomo e Nunzio Matrà e loro ciurma per grazia ricevuta.
La nicchia è contornata da una cornice in tufo.
La statua poggia su una base quadrata finemente scolpita in bassorilievo. Sullo sfondo: l’altare maggiore. Composto interamente da marmi antichi restaurati.

Dottor Rocco Panuccio