Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Sant’Elena, 5 maggio 1821) è stato un politico e generale francese, fondatore del Primo Impero francese e protagonista della prima fase della storia contemporanea europea, detta “età napoleonica”.
La sua figura ha ispirato intere schiere di artisti, letterati, musicisti, politici e storici.
Nato italiano in Corsica da una famiglia della piccola nobiltà italiana, studiò in Francia, dove divenne ufficiale d’artiglieria e quindi generale durante la Rivoluzione francese.
Ottenuto prestigio grazie alle vittorie nel corso della prima campagna d’Italia, dopo il colpo di stato del 1799 assunse il potere in Francia: fu Primo Console dal 1799 al 1804, e Imperatore dei francesi, con il nome di Napoleone I dal 1804 al 1814 e nuovamente dal 1815. Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805 e re d’Italia dal 1805 al 1814. Grande uomo di guerra, protagonista di oltre vent’anni di campagne in Europa, Napoleone è stato considerato uno dei più grandi strateghi della storia. Grazie al suo sistema di alleanze e a brillanti vittorie contro le potenze europee, conquistò e governò larga parte dell’Europa continentale, arrivando a controllare numerosi regni tramite persone a lui fedeli come il fratello Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat nel Regno di Napoli. La disastrosa campagna di Russia (1812) segnò il tramonto del suo dominio sull’Europa. Sconfitto nella battaglia di Lipsia dagli alleati europei nel 1813, abdicò nel 1814 e fu esiliato all’isola d’Elba. Nel marzo del 1815, evase, sbarcò vicino Antibes, e rientrò a Parigi riconquistando il potere per il periodo detto dei “cento giorni”, finché non venne definitivamente sconfitto nella battaglia di Waterloo, nel 1815. Trascorse gli ultimi anni in esilio all’isola di Sant’Elena, sotto il controllo dei britannici. Dopo la sua caduta il congresso di Vienna ristabilì in Europa i vecchi regni prenapoleonici (Restaurazione). L’occupazione francese di Scilla si inquadra nel contesto più ampio del Decennio Francese (1806-1815) nel Regno di Napoli, durante le campagne di Napoleone lungo l’Europa. Dopo l’invasione del Regno di Napoli nel 1806 da parte dei francesi guidati dal maresciallo Massena, i Borbone si rifugiarono in Sicilia, protetti dalla flotta britannica. Scilla, con il suo castello posto strategicamente sullo Stretto di Messina, era un punto chiave. Nonostante i francesi avessero occupato la maggior parte della Calabria nel 1806, il Castello di Scilla, presidiato dagli inglesi e dai lealisti borbonici, rimase inespugnato per diverso tempo. La prima conquista del forte ad opera dei francesi risale alla primavera del 1806, quando occupata Scilla, si insediarono nella rocca che, assieme ad Amantea e Crotone, rappresentava un punto nodale nella mappa difensiva della regione. I francesi verranno poi attaccati da preponderanti forze inglesi e, dopo ventitré giorni di accanita resistenza, il 16 luglio saranno costretti ad abbandonarla. Lo smacco subito fece adirare non poco l’imperatore dei francesi Napoleone Bonaparte, il quale, in una lettera datata 7 febbraio 1808 indirizzata al fratello Giuseppe, reggente del trono di Napoli (1806 – 1808) definì Scilla: “le point le plus important du monde”, riconoscendo alla città e al suo Castello un ruolo strategico fondamentale, sollecitando il fratello a muoversi senza indugio per la sua riconquista, in quanto il suo mancato possesso appariva come la causa che bloccava tutti i piani di conquista della Sicilia.

“Una volta assicurata Corfù, invierai un uomo molto discreto all’ammiraglio Ganteaume per informarlo se intendi farlo comparire davanti a Reggio.
Scrivigli di presentarsi davanti a Catania e Reggio, per proteggere lo sbarco di 7 o 8 mila uomini che occuperebbero il Faro, vi installerebbero una batteria e conquisterebbero i sobborghi di Messina.
Da quel momento, la conquista della Sicilia sarebbe assicurata, poiché indirizzeresti le tue forze a Reggio per rinforzare la spedizione in partenza da lì con un massimo di 15 mila uomini.
Questo piano si basa sul presupposto che tu controlli Scilla, il punto più importante del mondo.
Se non controlli Scilla, tutto diventa impossibile e la Sicilia sarà persa per colpa tua.”

Un importante ruolo nel delicato frangente della riconquista francese della rocca, lo giocò il generale Reynier il quale dopo un arduo assedio il 17 febbraio 1808 riuscì a scacciare gli inglesi, che via mare ripararono al Faro di Messina.
Il riacquisto della piazzaforte fece dire al De Rivarol ch’essa in unione a quella di Reggio, assicurò ai francesi il completo dominio della regione. Ma non Paghi della sconfitta subita, gli inglesi torneranno alla carica altre volte nel corso del 1809: tre importanti combattimenti navali avranno luogo nelle acque di Scilla tra il giugno e il settembre.
Essi però non rimetteranno più piede sulla terraferma. Gli acquartierati nel castello resteranno in vigile attenzione e si daranno il cambi in una monotona routıne interrotta soltanto il 3 maggio 1810 quando Scilla e il suo Castello accoglieranno Gioacchino Murat, re di Napoli (1808 – 1815) il quale veniva a rendersi conto di persona della situazione in previsione di un prossimo attacco alla Sicilia.
L’arrivo del sovrano è una spia evidente dell’importanza che al tempo si attribuiva a Scilla e al suo castello, rispetto ad altri paesi vicini e della posizione strategica del sito.
Tuttavia l’espansione dell’esercito francese che si spinse fino a Scilla, attestandosi sul suo Castello, trovò qui un limite naturale e strategico: lo Stretto, nonostante le aspirazioni di Napoleone e ripetuti tentativi, segnò il confine invalicabile dell’avanzata, impedendo il passaggio verso il Faro, Messina e la Sicilia, che rimasero sotto il saldo controllo Britannico.
Ci sono luoghi che sembrano chiamati dalla storia a fare da spartiacque tra epoche, Scilla è dunque uno di questi: uno spazio che anche questa volta ha tenuto tra le sue mani le sorti di una delle campane belliche più importanti della storia.

Giuseppe Ribuffo