I complessi fenomeni idrodinamici dovute alle correnti dello Stretto di Messina e la grande varietà di forme di vita rendono i fondali di Scilla un vero e proprio paradiso naturale di flora e fauna, un ecosistema sommerso unico.
Sotto il livello del mare si apre lo scenario di uno dei fondali più affascinanti del Mediterraneo, meta ogni anno di moltissimi subacquei e ricercatori provenienti da tutto il mondo.
Il susseguirsi di ecosistemi uno accanto all’altro crea un ambiente fatto di vita e colori spettacolari, un patrimonio naturale unico dalla straordinaria biodiversità dove convivono specie diverse in relazione tra loro e con l’ambiente.
Unicamente in questa zona, grazie a fattori come la posizione geografica, le pulsanti correnti dello Stretto, la conformazione del fondale, esistono alcune specie vegetali che creano vere e proprie foreste sommerse. Una, leggendaria, si trova alla Secca dei Francesi, luogo che deve il suo nome all’equipe del comandante Jacques Cousteau, che negli anni ’70 a bordo della Calypso fu il primo ad esplorarla.
Qui a partire dai 60 metri di profondità si estende il cosiddetto Corallo nero (Antipathella subpinnata), che forma una delle più grandi foreste finora documentate nel Mar Mediterraneo.
Nonostante il nome, dovuto al suo esoscheletro scuro, l’ambiente che crea ricorda una distesa di arbusti innevati, grazie al colore candido dei suoi polipi.
Un’altra preziosa foresta è quella formata dalla Laminaria ochroleuca, gli “aquiloni del mare”: un’alga gigante, recentemente esplorata e riscoperta nelle profondità del mare di Scilla. In tutto il Mediterraneo sopravvive solo qui e nel Mare di Alboran (Stretto di Gibilterra), luoghi in cui ha trovato le condizioni ideali per resistere.
Non è un caso che si tratti di due stretti: luoghi in cui tanti particolari fattori come correnti, profondità e disponibilità di luce si combinano in modo unico, permettendo a questa specie ancestrale di attraversare il tempo e di continuare ancora oggi a popolare quest’area sommersa a partire dai 50 metri di profondità.
Fondamentale è la corrente che solleva le sue lamine come veli verdi e dorati che si dispongono paralleli al fondale e, come pannelli solari, catturano la luce necessaria alla fotosintesi.
In cambio, la Laminaria restituisce ossigeno, imprigiona anidride carbonica, frena l’erosione delle coste e diventa rifugio e nutrimento per innumerevoli creature.
Così, oltre a offrire uno scenario quasi ultraterreno a chi lo esplora, questa foresta sommersa si rivela custode silenziosa dell’equilibrio del mare e del destino della comunità costiera. Storica unicità dei fondali di Scilla è rappresentata dalle famose gorgonie bicolore di Scilla, Paramuricea clavata, il corallo molle del Mediterraneo, vero e proprio simbolo di questi fondali.
Un animale che normalmente presenta una colorazione rosso intenso, ma che in queste acque si tinge straordinariamente di una gradazione giallo-rossa che rende queste distese immense, un colpo d’occhio coloratissimo e infinito.
Proprio come le foreste emerse, quelle sommerse di Scilla sono l’habitat perfetto per attirare ed ospitare tantissimi altre specie, creando quell’oasi di biodiversità famosa da sempre tra studiosi e appassionati. Elemento prezioso e fondamentale dell’ecosistema marino di Scilla, è rappresentato dalle praterie di Posidonia oceanica, non un alga, ma una pianta marina vera e propria che inizia a presentarsi su fondali rocciosi e sabbiosi già a poche decine di metri dalla riva, formando una delle praterie più estese e folte del Mediterraneo, una concreta promessa per il futuro.
Queste praterie sono cruciali per la biodiversità, agendo come habitat fondamentale di riproduzione, riparo e nutrimento per numerose specie marine. Dal punto di vista ecologico contribuiscono a proteggere le coste dall’erosione, stabilizzano i fondali grazie alle loro radici, ossigenano l’acqua e assorbendo CO2
Una specie fragile ma preziosa, antica come il Mediterraneo stesso, che continua a ondeggiare al ritmo infinito della corrente. Altro protagonista storico di questi fondali è il Cerianthus membranaceus.
Diversi esemplari popolano la zona, a partire da 32 metri di profondità.
La loro età è misteriosa, i primi subacquei che esplorarono queste acque li osservarono già così, negli stessi luoghi e con dimensioni immutate.
Da sempre ancorati al fondale con il loro tubo, aprono i tentacoli per catturare le prede e, allo stesso tempo, attraggono da generazioni lo sguardo di chi li incontra.
Questo è una parte di ciò che offre il mondo bentonico dei nostri fondali, cioè quello che vive ancorato al substrato e che nella zona prolifera in modo incredibile grazie ai numerosi nutrienti trasportati dalle correnti, dette Montante e Scendente: masse di acqua in movimento verso nord o sud che si alternano ogni sei ore e consegnano a domicilio tutto quello di cui questi animali “immobili” hanno bisogno per nutrirsi, riprodursi, sopravvivere. I fondali di Scilla sono caratterizzati dalla vasta presenza di secche e anfratti, note come Secche di Scilla, che costituiscono delle vere e proprie oasi biologiche. Dalla secca delle “Cento Cipolle”, con le gorgonie e la grotta popolata dalle grandi murene, alla “Mpaddata” meta di ritrovo preferita delle grandi ricciole, ma su tutte spicca “La Montagna” di Scilla un monolite di roccia alto venti metri, posato su una distesa di sabbia a circa 40 metri di profondità davanti lo Scoglio di Scilla, interamente tappezzata di Gorgonie bicolore offre riparo nei suoi anfratti ad innumerevoli organismi: Cerianthus enormi, Anthias, Tritoni, grappoli di Claveline, e Nudibranchi.
Per chi si immerge rappresentano la normalità incontri ravvicinati con Dentici, Polpi e Stelle marine e nelle zone meno luminose pesci rossi, Astroides arancioni, Madrepore, la gialla Leptosamnia o branchi di pesci trombetta.
Durante le immersioni non è raro trovarsi a tu per tu con Pesci San Pietro, Cernie, Murene, Rane Pescatrici, che sbucano curiosi dalle loro tane, o grandi banchi di barracuda e ricciole che si avvicinano per scrutarti, i pesci pappagallo a tutte le quote che nuotano in gruppo numerosi.
Costante è anche la presenza dei grandi cetacei e pelagici che hanno in Scilla un punto di passaggio obbligato per le loro migrazioni.
E poi tante le specie di razze che si possono incontrare soprattutto nei mesi più caldi e a basse profondità; le grandi mante Mediterranee (Mobula mobular) dette “diavolo di mare” per via delle sue pinne cefaliche simili a corna che eleganti solcano le zone superficiali al largo, nel blu più intenso.
E’ ormai consuetudine avvistare in queste acque: i delfini, da tempo ormai stanziali, che spesso animano il mare antistante lo Scoglio di Scilla regalando evoluzioni, vedere gli spruzzi di balene e capodogli di passaggio, o ammirare le tartarughe “caretta” o “liuto” mentre salgono in superficie a respirare, oltre al tonno e al leggendario pescespada.
E ancora moltissime spugne colorate, anemoni di vario tipo, alghe e nudibranchi che cambiano in base al periodo dell’anno e che ci ricordano che anche sott’acqua tutto varia con il susseguirsi delle stagioni.
Cristina Condemi


