Le origini della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo sono strettamente collegate all’omonima Confraternita. Nel corso del ’600, presso la chiesa della SS. Annunziata dei Padri Crociferi, fu istituita la confraternita di Santa Maria di Porto Salvo.Questa, composta dai pescatori, marinai e commercianti marittimi del quartiere Chianalea, venne civilmente riconosciuta con Reale Assenso di Ferdinando IV, re di Napoli, il I dicembre 1778.
Di pertinenza della Confraternita era anche la cinquecentesca chiesa di Santa Lucia che sorgeva al centro del quartiere. A poca distanza da questa, alla fine del XVII secolo, la Confraternita edificò dei locali.
Nella seconda metà del XVIII secolo, riunitisi presso la chiesa di Santa Lucia, i confratelli decisero di edificare, vicino ai propri locali, una chiesa da dedicare alla Madonna di Porto Salvo.
Nel 1777, quando la costruzione della chiesa non era stata ancora completata, venne traslato in essa il dipinto raffigurante la Vergine di Porto Salvo fra i Santi Cosma e Damiano che fino ad allora era custodito e venerato in uno degli altari laterali della chiesa della Santissima Annunziata.
La struttura subì ingenti danni dal terremoto del 1783 e la chiesa dovette essere ricostruita.
Questo nuovo Tempio era assai ricco e sontuoso. Oltrepassato l’elegante portale in pietra appariva l’aula liturgica. Questa, a navata unica, aveva ben cinque altari: il maggiore e quattro laterali.
L’altare maggiore, interamente in marmo bianco sormontato da colonne dello stesso materiale con capitelli corinzi, incastonava la succitata tela della Madonna di Porto Salvo. I due altari laterali anteriori erano anch’essi in marmo bianco e dedicati rispettivamente al Santissimo Crocifisso e a Santa Lucia.
In quest’ultimo era stato posto il dipinto che fu pala d’altare dell’antica chiesa di Santa Lucia – gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, non venne più ricostruita e tutti i suoi arredi, suppellettili e vasi sacri vennero portati nella chiesa di Porto Salvo – e che raffigura le tre Sante Vergini e Martiri siciliane, Lucia, Agata e Barbara. I due altari laterali posteriori erano in legno e dedicati a Sant’Andrea uno e a un Santo vescovo (San Nicola?) l’altro.
Faceva parte dell’arredo anche un dipinto raffigurante San Luigi Gonzaga di proprietà della chiesa Matrice e lì traslato nella prima metà del XIX secolo.
Nel 1908, come riporta la data impressa sulla soglia d’ingresso, la copertura a tegole dei locali della Confraternita venne sostituita da una struttura in muratura realizzando, così, una bellissima piazza.
Pochi mesi dopo, però, la chiesa fu pesantemente danneggiata dal tremendo sisma del 28 dicembre 1908. Fu riedificata dopo pochi anni, a spese dell’omonima Confraternita, con la somma di 70.000 lire.
La navata fu abbassata di molto così come il campanile, mentre l’abside mantenne un’altezza simile a quella originaria per poter consentire la collocazione del maestoso dipinto della Vergine di Porto Salvo sopra l’altare maggiore.
La facciata fu realizzata in polvere di marmo e cemento bianco in stile neoclassico, mentre il tetto venne realizzato interamente in legno dal falegname scillese Rocco Paladino detto “Mastranza” e dal figlio primogenito Rocco.
Dei quattro altari laterali in marmo, venne ricomposto solo quello del Santissimo Crocifisso e, nel lato opposto della navata (quello destro) vi era un altare in legno dedicato a Santa Lucia.
Venne recuperato l’antico pulpito e risistemata l’originaria balaustra in marmo bianco e con cancelletto in ottone. Ma l’opera più importante scampata al sisma e risistemata nel nuovo edificio è l’organo a canne.
Nel 1994 iniziarono i lavori di restauro e rifacimento interno. Fu realizzato un nuovo pavimento in marmo con tre aperture per consentire di ammirare la cripta sottostante. Venne realizzata la Mensa Eucaristica in marmo bianco recuperando il paliotto di uno degli antichi altari laterali e fu eliminato il sottotetto della navata centrale lasciando vedere la struttura lignea del tetto.
Oggi la chiesa, a navata unica, si presenta al visitatore con l’interno da completare artisticamente.
A fianco del portone d’ingresso sono collocate due vetrine in legno che custodiscono: quella di sinistra la scultura lignea della Madonna di Porto Salvo del XIX secolo con ai lati le statuette raffiguranti i Santi Cosma e Damiano, sempre in legno, del secolo precedente; quella di destra le statue a grandezza naturale dei Santi Cosma e Damiano realizzate da Raffaelangelo Musitano di Delianuova nel 1901.
Lungo la parete destra vi è una terza vetrina di stile gotico-veneziano che custodisce una statua in cartapesta di scuola leccese di Santa Lucia, realizzata nel 1926 dall’artista Carmelo Bruno. Poco più avanti, alla parete è affisso l’antico dipinto raffigurante le tre Sante Vergini e Martiri siciliane.
Infine, nella parte anteriore, è collocato l’antico pulpito ligneo. Dalle linee settecentesche, è dipinto a marmo e interamente decorato da intagli.
Sulla parte anteriore della parete opposta è collocato l’unico altare laterale in marmo.
Questo è dedicato al Santissimo Crocifisso.
Ai due lati del bellissimo Crocifisso Ligneo settecentesco, due angeli portacandelabro a tuttotondo e dipinti al naturale sorreggono una cornucopia dorata sormontata da candela ed hanno il capo rivolto verso il Cristo.
La zona absidale, rialzata rispetto alla navata, è separata dalla stessa dall’antica balaustra in marmo bianco e da due paraste con capitelli e basi in tufo. Al centro vi è la Mensa Eucaristica realizzata utilizzano l’antico paliotto del non più esistente secondo altare laterale in marmo.
A destra un organo a canne del XVIII secolo. L’opera è finemente lavorata nella parte superiore. Nel centro si trovano due serie di canne e nella parte inferiore la tastiera.
L’organo è tutt’oggi azionabile a mano dalla sacrestia attraverso un sistema di mantici. Accanto: l’antica cattedra lignea in legno dorato. Sullo sfondo l’altare maggiore.
Interamente in marmo bianco presenta come paliotto la figura di Santa Lucia in bassorilievo.
Sul lato destro, sempre in bassorilievo, sono raffigurati, all’interno di uno scudo, una rosa dei venti e un compasso, simboli riconducibili all’attività dei Confratelli.
Il tabernacolo, in marmo grigiastro, racchiude una porticina in argento sbalzato raffigurante, in bassorilievo, il Sacro Cuore di Gesù assiso su delle nubi.
L’altare è sormontato dall’antica tela della Vergine di Porto Salvo tra i Santi Medici Cosma e Damiano.

Dottor Rocco Panuccio