Nella prima metà del XVIII secolo, su volontà della Confraternita dello Spirito Santo, composta da pescatori e commercianti marittimi del quartiere Gornelle, si decise di demolire l’antica chiesa dello Spirito Santo e quella di Santa Caterina, a essa collegata, e sul perimetro corrispondente edificare l’attuale struttura. Consacrata il 7 Dicembre 1752, sorse su progetto dell’arch. messinese Antonio Brancati sotto il rettorato del sacerdote Giovanni Baviera.
La confraternita, già attiva dal XVI secolo, ebbe un nuovo statuto approvato dal Re Ferdinando IV, a seguito di una relazione fatta dal regio cappellano maggiore e con l’impostazione voluta dalla reale Camera di S. Chiara, il 23 Novembre 1778.
Il rettore curava l’amministrazione della chiesa, la quale si governava con le elemosine di tutti i marinai i quali si erano congregati di corrispondere la quarte parte de’ di loro viaggi, e traffici che sogliono fare colle di loro feluche.
La chiesa subì danni dal terremoto del 1783 e, maggiormente, dall’onda anomala scaturita dal crollo, dovuto alle scosse, del costone roccioso Campallà.
Grazie al benessere economico dei membri della Confraternita, la struttura venne riparata in pochissimo tempo affidando la decorazione interna al grande decoratore palermitano Gioacchino Gianforma.
L’edificio non patì i terremoti del 1807, 1894, 1905, 1908.
Il 5 agosto 1943, in piena operazione di sbarco in Sicilia e, quindi, nella penisola, un aereo inglese sganciò una bomba nei pressi dell’edificio sacro e delle schegge distrussero le prime quattro campate della volta a stucco. Il tetto venne ricostruito subito a opera degli scillesi, utilizzando le antiche strutture lignee.
La volta invece venne rifatta “a memoria” in un restauro compiuto dalla Soprintendenza dodici anni dopo. Nel 1978 la chiesa venne sottoposta a un nuovo restauro.
La notte di Capodanno del 1980 una tremenda mareggiata devastò il litorale tra Scilla e Capo Vaticano.
Le onde, alcune delle quali oltre i dieci metri, distrussero la parete esterna dell’edificio ausiliario di accesso alla sacrestia e, penetrando sotto il piano di calpestio della stessa, sollevarono dal basso il solaio, danneggiano soffitto e tramezzi.
Abbattuta la parete e la porta laterale di accesso alla chiesa, le onde con impeto distrussero banchi, porte e confessionali.
Seguirono diversi interventi di restauro, l’ultimo, in ordine di tempo, terminato nel 2015 che vide la tinteggiatura esterna e interna della chiesa.
Il tempio si presenta oggi in tutta la sua elegante bellezza tardo-barocca. Una bussola in legno e vetro divide l’ingresso dalla navata.
Questa è sovrastata dalla cantoria in legno decorato. Dei festoni di fiori confluiscono al centro dov’è rappresentata una colomba dalle ali spiegate. La chiesa è a navata unica.
Le pareti laterali ospitano quattro altari, due per lato, intervallati da quattro paraste con capitello composito, sulle quali sono collocate le tele raffiguranti le stazioni della Via Crucis. Partendo dal portone d’ingresso, i primi due altari sono in legno.
In quello di sinistra incastonato tra due colonne e due paraste e sormontato da uno stemma dorato recante l’iscrizione CHARITAS vi è la cinquecentesca tavola raffigurante San Francesco di Paola, protettore della gente di mare, verso il quale la devozione da parte della comunità del quartiere è sempre stata grande.
A testimonianza di ciò, oltre alla tavola, la chiesa ospita la statua in tela gessata, gesso e legno raffigurante il Santo Paolano.
Attribuita al canonico scillese Giuseppe Ingigneri, è collocabile alla metà del XVIII secolo.
L’altare di destra, dello stesso stile dell’altare di San Francesco, ospita un dipinto su tela raffigurante la Madonna del Carmine.
L’altare è sormontato da uno stemma che presenta come fregio il monogramma mariano A M.
Al centro della parete sinistra vi è il portone d’ingresso laterale sovrastato da un medaglione sorretto da due cherubini.
Nel lato opposto in luogo del portone vi è uno dei due confessionali in legno. Nella parte anteriore della navata vi sono i due altari laterali in marmo. Dello stesso stile, marmi intarsiati e struttura barocca, quello di sinistra ospita una tela raffigurante Sant’Antonio da Padova, quello di destra San Vito.
La navata termina a sinistra con il secondo confessionale al di sopra del quale è collocata una vetrina che custodisce una statua lignea che ritrae la Vergine Maria inginocchiata nell’atto di ricevere il dono dello Spirito Santo sotto forma di fiammella rossa.
A destra con la porta che conduce all’esterno dell’edificio e quindi alla sacrestia con al di sopra il pulpito ligneo. Il tetto è a botte.
Quattro grandi finestre rettangolari si aprono su di esso e tre rosoni in stucco suddividono la volta in tre settori. Il pavimento è composto da lastre di marmo bianco e lastre di marmo nero sistemate a rombi.
Al centro vi è l’accesso alla cripta sottostante.
Il presbiterio, rialzato rispetto alla navata, è delimitato dalla stessa da una balaustra in marmo bianco con cancelletto in ghisa.
Le pareti laterali sono occupate dal coro ligneo in castagno e noce nostrale sormontato da candelabri in legno intagliato e dorato che seguono il perimetro dello stesso. Sullo sfondo l’altare maggiore.
Questo gioiello dell’arte tardo-barocca, è composto da oltre dieci varietà di marmi.
Al centro, incastonata tra quattro colonne dal fusto rosa e dai capitelli corinzi in marmo bianco di Carrara, si trova la tela “La discesa dello Spirito Santo”, realizzata da Francesco Celebrano, pittore di corte dei Borbone, nel 1799, e donata alla Confraternita dal re Ferdinando IV.
Ai lati due mensole in marmo sorreggono altrettanti angeli a tutto tondo che sorreggono un candelabro con cinque candele. In alto, il fastigio è composto da una colomba a tutto tondo con sullo sfondo una raggiera di legno dorato. Il tutto sormontato da una grande corona in legno dorato di stile reale.Due angeli in stucco sorreggono un festone collegato alla corona, mentre altri due angeli seduti sul cornicione sono in atto di esaltazione, quello di destra, e adorazione, quello di sinistra, della grande croce che è posta sulla corona.
Nella parte centrale un rosone a rombo racchiuso in una cornice circolare si collega alle due grandi finestre rettangolari. Infine, nell’unica campata originale che segna l’inizio del presbiterio, due angeli a tutto tondo sorreggono un festone con l’iscrizione “VENI SANCTE SPIRITUS”.

Dottor Rocco Panuccio