L’attuale chiesa della Madonna del Carmine sorge in luogo dell’antica, che si trovava nei pressi.
All’indomani del terremoto del 1908, il Papa del tempo Pio X, oggi santo, donò alla comunità scillese due chiese baracca.
Una fu collocata in località Giardini Inferiore e dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, oggi di San Giovanni Battista, e l’altra alla fine di via Umberto I e dedicata alla Madonna del Carmine. Interamente in legno rivestito da lamiere, aveva il campanile e delle cupolette per l’areazione sul tetto mentre, nella parte posteriore, una piccola sacrestia.
La chiesa ospitò la Congregazione di Maria SS. del Rosario. Composta originariamente dalla parte più benestante degli appartenenti alla classe dei mulattieri, che, paragonabili alle moderne aziende di trasporto su gomma, grazie ai muli, sul dorso dei quali trasportavano le merci da commercializzare, riuscirono ad ascendere, grazie ai proventi derivanti dal loro lavoro, la scala sociale, elevandosi al rango di alta borghesia scillese arrivando, così, a intessere stretti legami con la famiglia Ruffo.
I mulattieri fornivano le merci anche alle imbarcazioni dedite al commercio marittimo e avevano il compito di smistare ciò che veniva importato. Erano talmente abili nel loro lavoro che venivano contattati anche dalla parte alta della Calabria e dalla Basilicata.
Questi, oltre che nella chiesa di San Rocco, operarono, a partire dal XVII secolo, in quella del Rosario anche se lo statuto venne ufficialmente approvato solo nel 1779. Detta chiesa era situata in piazza San Rocco e danneggiata gravemente dal terremoto del 1908 non venne più ricostruita.
La Confraternita continuò a svolgere le proprie funzioni, in questa nuova sede, fino alla prima metà del secolo scorso. Nella chiesa baracca confluirono gli arredi appartenuti a ben tre chiese andate distrutte a causa del terremoto del 1908: antica chiesa del Carmine, chiesa del Rosario e chiesa di San Marcellino.
Conserva tutt’oggi, però, la memoria storica di una quarta chiesa non più esistente, quella di San Luigi Gonzaga. Si trattava di una cappella padronale di proprietà della famiglia D’Amico che sorgeva sul finire di via Umberto I, all’epoca via San Marcellino, a poca distanza dalla chiesa del Carmine. Per questa ragione la chiesa del Carmine è chiamata tutt’oggi dagli scillesi in gergo dialettale “a cresia i Sant’Aloi”, la chiesa di San Luigi.
La struttura lignea venne demolita intorno al 1970 quando, iniziati i lavori per la costruzione dell’autostrada, occorreva allargare la via sulla quale era ubicata la chiesa per consentire il passaggio dei mezzi pesanti dediti alla realizzazione dell’A3.
In fondo alla strada dove la chiesa è ubicata, sorgeva infatti uno dei cantieri. Terminato il tratto di autostrada di Scilla, la chiesa venne ricostruita a spese dello Stato e a opera degli operai impegnati nella costruzione dell’A3.
Lo Stato però realizzò solo rusticamente l’edificio: bisognava quindi provvedere alle decorazioni interne e alla sistemazione degli impianti audio ed elettrico.
Un gruppo di donne del quartiere, riunitesi in comitato, iniziò a raccogliere offerte e, grazie a queste, la chiesa venne terminata nel 1974, data riportata sotto il maestoso portone centrale in ferro.
Vennero realizzati interventi decorativi e collocata la Mensa Eucaristica in marmo la cui pietra d’altare custodisce una reliquia di Santa Vittoria Martire.
La chiesa della Madonna del Carmine è, oggi, la più piccola della Parrocchia scillese. La facciata è composta da un pronao che presenta nella parte frontale il portone d’ingresso in ferro, unico nell’intero comprensorio
per caratteristiche, realizzato dall’artigiano scillese Pietro Martello, e nella parte superiore una copertura a tegole, il tutto sormontato da un rosone e dalla Croce.
A sinistra della facciata si erge un piccolo campanile a vela che ospita due campane antiche rifuse nel 1985. La chiesa è a navata unica.
Nella parete sinistra è collocato un Crocifisso processionale in legno e bronzo e, al di sotto, l’antica statua in cartapesta raffigurante San Pasquale Baylon, nella parte posteriore, mentre nella parte centrale alta è collocato un quadro raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei.
Nella parete destra si trova un confessionale ligneo nella parte posteriore, mentre nella parte centrale alta è collocato un quadro raffigurante la Madonna del Carmine.
In entrambe le pareti sono collocati i quadri in lamina incisa raffiguranti le stazioni della Via Crucis. Infine, quattro finestre rettangolari sono situate, due per lato, nella parte alta delle pareti laterali della navata. Il pavimento è composto da piccole lastre rettangolari di marmo chiaro, mentre il tetto è diviso in tre vani.
Nei due vani centrali sono collocati: un tondo dipinto raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, nella prima trave, e un altro il Sacro Cuore di Gesù, nella seconda, entrambi opera del pittore scillese Gullì databili alla seconda metà del XIX secolo.
Dalla parte centrale dei due vani del tetto si dipartono due lampadari in vetro di forma circolare. La navata termina con la statua della Madonna del Rosario, molto antica e con le caratteristiche delle statue introdotte dai Frati Domenicani spagnoli nel XVII secolo, a destra, e con quella della Madonna del Carmine, di Scuola Leccese della prima metà del XX secolo, a sinistra. Il presbiterio è rialzato di due gradini. Al centro è collocata la Mensa Eucaristica.
Composta da due varietà di marmi, marmo marrone e marmo chiaro, incastona nel fusto un altorilievo argentato raffigurante la Sacra Famiglia.
A sinistra del presbiterio è situata la cattedra del celebrante. Questa, appartenuta alla chiesa–Confraternita del Ss. Rosario, è in legno finemente lavorato.
Ai due lati della parete absidale, le due porte che conducono alla sagrestia sono sormontate: quella di destra da un quadro raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino, quella di sinistra un dipinto raffigurante Maria Ausiliatrice, entrambi dotati di cornice simile finemente lavorata.
Al centro è collocato un antico Crocifisso ligneo processionale con sullo sfondo una tenda di velluto rosso. Ai due lati altrettante lampade con struttura in metallo e sfera in vetro celeste.
Infine il tetto del presbiterio è composto da disegni in stucco di forma geometrica facenti da cornice ad una decorazione lignea rettangolare costituita dall’unione di due porte appartenute alla vecchia chiesa baracca.

Dottor Rocco Panuccio