Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese.
Il suo nome è indissolubilmente legato alle sue incisioni su legno, litografie, xilografie e mezzetinte, che presentano costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.
Le opere di Escher sono infatti molto apprezzate da scienziati, logici, matematici e fisici, attratti dal suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche e interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, spesso per ottenere effetti paradossali. Escher arriva in Italia nel 1922 e vi si ferma fino al 1936.
Soggiornò stabilmente a Roma, ma ogni primavera intraprendeva viaggi per esplorare la campagna italiana. Nel corso di questi spostamenti visitò anche l’Italia meridionale, allora poco conosciuta e poco frequentata dai viaggiatori stranieri.
Nel 1930 intraprende il suo viaggio in Calabria, in compagnia degli artisti svizzeri Giuseppe Haas Triverio e Robert Schiess e lo storico Jean Rousset. Escher giunse a Pizzo Calabro, con una nave partita da Napoli ed errò per quasi un mese in Calabria.
Da Pizzo Escher proseguì il suo viaggio verso sud in treno e, costeggiando il Mar Tirreno, visitò le cittadine di Tropea, Scilla e Melito Porto Salvo.
Da quest’ultima località Escher e i suoi amici furono costretti a proseguire il percorso a dorso di mulo, per riuscire a raggiungere alcuni paesi ai piedi dell’Aspromonte tra cui Pentidattilo.
Il viaggio in Calabria proseguì verso nord e i quattro amici visitarono Santa Severina, Rossano, Morano e Rocca Imperiale. Durante le varie esplorazioni scoprì una terra aspra e affascinante.
Riempì i suoi fogli di disegni, schizzi e appunti dei paesaggi incontrati, che al suo ritorno raggruppò su 13 stampe in un opera che chiamò “Calabrie, 6 Xilografie e 7 Litografie”, lasciandoci alcune bellissime incisioni dei paesi visitati.
Di pregevole fattura furono le due opere realizzate nel maggio 1930 a Scilla, che restituiscono le vedute dei due versanti costieri della cittadina tirrenica, costituiti dai quartieri di Marina Grande e Chianalea.
A Scilla, Escher realizzò una serie di schizzi preparatori a matita, che anticipano la bellissima litografia con veduta dall’alto del quartiere Marina Grande.
Con l’elegante e raffinato chiaroscuro, cattura la luce dello stretto e la depone mirabilmente sulle case e sul castello che si staglia tra il mare e il cielo.
Piccole imbarcazioni testimoniano la vocazione millenaria di Scilla alla pesca e al commercio marittimo. Nella seconda opera, un incisione xilografica, è tratteggiato il borgo, con un forte contrasto di luci forti e taglienti e il nero profondo.
La veduta è presa dal basso, dal quartiere Chianalea, con il mare in primo piano, dove scogli appuntiti e irregolari emergono dall’acqua, conferendo alla scena un effetto irreale e drammaticamente creativo.
Queste opere rappresentano un esempio straordinario della capacità di Escher di trasformare il paesaggio in una costruzione rigorosa, quasi architettonica, senza rinunciare alla forza evocativa della natura. Il borgo arroccato alla roccia del Castello, con le sue case accatastate le une sulle altre, viene restituito con un’attenzione meticolosa ai dettagli, mentre la composizione gioca su contrasti netti di luce e ombra che accentuano il senso di profondità.
Le terre mediterranee, così profondamente diverse da quella natia, esercitarono su di lui una profonda fascino: lo colpirono il sole e la luce del meridione, le architetture geometriche dei paesaggi, le costruzioni verticali sulle rocce, gli strapiombi sul mare, la stratificazione di culture antiche.
Durante la sua permanenza in Italia dal 1922 al 1936, Escher maturò buona parte di quelle idee e suggestioni che caratterizzano, nel segno della sintesi tra scienza e arte, la sua produzione matura e gli studi sulle forme che lo hanno reso unico nel suo genere.

Giuseppe Ribuffo