L’origine della Cappelletta è strettamente legata alla proclamazione di San Rocco quale Patrono principale della città di Scilla.
Il 1743 fu l’anno dell’ultima grande pestilenza che portò morte e desolazione in tutta l’aerea dello Stretto.
Scilla rimase, ancora una volta, preservata nonostante vi risiedesse l’allora Preside della Provincia, Giuseppe Basta, il quale, costretto a recarsi giornalmente a Reggio per doveri d’ufficio, proprio qui venne colpito, nel 1744, dal morbo pestifero.
Rientrato a Scilla, vi morì. Seppellendo il suo corpo nella cripta della oggi non più esistente chiesa del SS. Rosario si introdusse il morbo all’interno dei confini della Città.
Nonostante ciò, questo non si propagò.
Tale prodigio miracoloso venne attribuito all’intercessione di San Rocco e ciò spinse gli scillesi a concretizzare ufficialmente ciò che per loro era già realtà da 250 anni.
In un documento stampato a Roma presso la tipografia Camerale nel 1745, San Rocco è dichiarato Patrono principale della città di Scilla e il rito della festività è considerato come «doppio di prima classe con l’ottava», il massimo che si potesse ottenere per la celebrazione della festa di un santo.
Per rendere plastico tale Patronato, venne realizzata una statua di San Rocco, attribuita al Canonico scillese Giuseppe Ingigneri, abile modellatore di pastori, autore delle statue di San Giuseppe e San Francesco da Paola (in realtà, le uniche attribuzioni certe sono quella dei pastori dell’antico presepe, per trasmissione orale, e quella della statua di San Giuseppe, sulla base della quale è presente la firma dell’autore “Ing” e la data, 1750; avendo, però, le tre statue, caratteristiche identiche quali materiali, tecnica esecutiva, struttura, epoca, non appare arbitrario ascriverle allo stesso autore).
Il sacerdote-artista trasse ispirazione dalla stupenda scultura lignea e realizzò la statua in tela gessata, legno e gesso del Santo adagiato su una roccia con lo sguardo estaticamente sorridente rivolto al cielo.
Il fatto che, per la caratteristica di cui sopra, la statua appariva di dimensioni ridotte rispetto a quella lignea, portò gli scillesi a ribattezzarla, affettuosamente, Santa Rroccheddu.
Tutti gli anni, quindi, a partire dal 1745, la statua di San Rocco seduto veniva traslata presso il posto che simboleggiava la «Porta» della Città.
Era il luogo, infatti, dove confluivano la strada mulattiera che scendeva dal parco di caccia dei Ruffo e che a Nord si congiungeva con la mulattiera che portava agli altipiani di Melia salendo dalla parte marittima del paese ed entrambe confluivano in quella che portava al centro abitato.
Alle spalle sorgeva il Convento dei Cappuccini, intitolato alla Presentazione della Beata Vergine Maria.
Fu edificato alla fine del XVI secolo per volere della Principessa Maria Ruffo nei possedimenti fondiari della famiglia che, a partire dal 1641, vi corrispose una rendita annua di 160 ducati per volontà della Principessa Giovanna, figlia di Maria. Dopo la soppressione murattiana del 1809 il Convento venne riaperto nel 1822.
Lasciata definitivamente Scilla da parte dei monaci, a partire dal 1874 parte della struttura divenne carcere correzionale. La chiesa continuò a funzionare ma, danneggiata insieme all’intera struttura conventuale dal terremoto del 1908, non venne più ricostruita.
Vicino all’ingresso del Convento veniva realizzata, in occasione della citata traslazione, un’edicola, utilizzando rami di palma e arbusti vari e al suo interno veniva collocata la statua.
Vi rimaneva fino alla conclusione dei festeggiamenti quando, dopo la Messa di Ringraziamento, veniva ricondotta in chiesa.
Con questa traslazione si affidava al Santo la protezione dell’intera Città, rappresentata dal luogo considerato la sua «Porta d’ingresso», e lasciandovi la statua per tutti i giorni della festa, che sono sempre stati i più importanti per Scilla, il voto si estendeva a tutti i giorni dell’anno solare, rinnovando il patto con San Rocco perché continuasse a essere Protettore di Scilla.
A conferma di ciò, immaginette e manifesti del passato recano l’appellativo di Protettore di Scilla, in quanto sempre considerato tale dal popolo scillese.
Il 16 novembre del 1894 ci fu un forte terremoto.
Scilla subì pochi danni. Si verificò il crollo della volta a crociera e della parte alta dei campanili della chiesa Matrice e altri piccoli cedimenti ma nulla di particolarmente grave.
Attribuito lo scampato pericolo all’intercessione di San Rocco, in segno di ringraziamento, lì dove ogni anno veniva realizzata l’edicola con arbusti venne costruita una bella Cappelletta in muratura, da sempre chiamata in dialetto scillese Cresiola, ossia chiesetta.
Il dipinto su tela raffigurante San Rocco non risale al 1894, ma al 1945, e venne realizzato a Roma a spese del sig. Rocco Macrì dalla sorella Raffaella, conosciuta come Fafa, che era pittrice.
Il dipinto fu restaurato, una prima volta, nel 1982 dal prof. Demetrio Vakalis e una seconda nel 2021 dal prof. Francesco Burzomato.
Nel 1950, in occasione dell’Anno Santo, la Cappelletta fu oggetto di lavori di manutenzione straordinaria. Vennero realizzati degli scalini di accesso, fu ritinteggiata e, iniziata la demolizione della chiesa Matrice, vi venne installato il cancello, originariamente mancante, che fino ad allora segnava l’ingresso alla non più esistente cripta.
A perenne ricordo di tali interventi, nel cancello vennero collocate le lettere A e S (Anno Santo) e la data 1950, realizzati in ferro e dipinti color oro.
A distanza di quasi un secolo dall’edificazione però, a causa dello sviluppo urbanistico, la struttura creava intralcio al regolare traffico veicolare.
Si decise, pertanto, di spostarla qualche metro più a monte. Era il 1990 quando, demolita la struttura originaria, se ne costruì una identica, anche se un po più profonda, utilizzando tutti gli elementi decorativi in tufo originari.
Successivamente venne arricchita da un dipinto murale realizzato nello stesso anno dall’artista scillese Orazio Salvaguardia che raffigura, con le fattezze della nostra statua lignea, San Rocco in Gloria, circondato da angeli e con un fascio di luce che lo collega direttamente alla chiesa patronale, ritratta con tutto il paese, in basso del dipinto. Terminata a febbraio del 1990, venne inaugurata il 25 marzo.
Fu celebrata la Santa Messa, preceduta e seguita dalle esecuzioni della Banda cittadina, per concludere con un bellissimo spettacolo pirotecnico. Fu una giornata di fede, condivisione, gioia popolare.

Dottor Rocco Panuccio